Aree marine protette italiane

L’Italia è un paese ricco di Aree Marine Protette attraverso le quali potrete conoscere i magnifici paesaggi marini e terrestri preservati.

Le Aree Marine Protette, denominate anche AMP, ed istituite dalle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991 (e successive modifiche ed eccezioni) con un Decreto del Ministro dell'Ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell'area, gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione, sono 27 (con altre in via di definizione) e tutelano complessivamente circa 184.000 ettari di mare e 580 chilometri di costa.
Ogni area è suddivisa in tre tipologie di zone con diversi gradi di tutela; esse sono costituite da ambienti marini che comprendono le acque, i fondali ed i tratti di costa prospicienti. Ciascun parco possiede caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche di particolare rilievo, con la presenza di una flora ed una fauna marine e costiere particolarmente interessanti dal punto di vista scientifico, ecologico, culturale e educativo.
Tra di loro vi è anche l’importante presenza del Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio, soprannominato “Santuario dei Cetacei” e ben due parchi sommersi, quello di Baia, nel Golfo di Pozzuoli e quello di Gaiola, nel Golfo di Napoli, che rappresentano un ambiente marino molto rilevante anche dal punto di vista storico ed archeologico.

Nei prossimi mesi sono previsti importanti cambiamenti, saranno varate nuove Aree Marine Protette e l’attuale normativa, considerata oramai superata, verrà con molta probabilità rinnovata.
I parchi marini potrebbero trasformarsi in un osservatorio privilegiato ed un importante tassello per incentivare concretamente il “global change” con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento, sia marino sia terrestre, che affligge il nostro pianeta; ricordiamoci, infatti, che l’assorbimento dell’anidride carbonica avviene per metà grazie alle foreste e per l’altra metà grazie agli oceani ed al mare, quindi la loro tutela è fondamentale e passa anche attraverso la difesa dei fiumi, giacché più acqua dolce e pulita raggiunge il mare, maggiore sarà il ricambio delle sue acque.
Ciò è ancora più fondamentale per il Mediterraneo, un bacino semichiuso ed in particolare per il nostro Mar Adriatico, quello attualmente più a rischio. Molto importante per la sua salvaguardia anche la pratica di una pesca effettuata con metodiche eco compatibili che evitino la scomparsa di alcune specie ittiche che oggi non riescono a raggiungere neanche l’età riproduttiva, in modo da mantenere un ecosistema marino equilibrato evitando la sovrabbondanza di organismi quali alghe, meduse etc.

Aree Marine Protette di prossima istituzione

Le Aree Marine Protette di prossima istituzione segnalate sono quelle per le quali è stato avviato l'iter istruttorio, qualunque sia lo stato di avanzamento del previsto iter amministrativo.
Esse sono:

Molte regioni hanno istituito delle Aree Marine Protette:

Nella nostra breve guida vi segnaliamo i principali parchi marini, alcuni in via di definizione e tratti di mare particolarmente "protetti" come le Oasi Blu ed i Campi Ormeggi Eco compatibli:

Riserva Marina di Miramare

La Riserva Marina di Miramare si estende davanti all’omonimo castello ed oggi è una realtà culturale e scientifica di primo piano, rappresentando anche, un vero e proprio banco di prova per la sperimentazione di nuove metodologie didattiche e scientifiche volte alla conoscenza ed alla conservazione dell'ecosistema marino.
Il parco ha svolto un ruolo “d’avanguardia” tra le aree marine protette italiane, essendo stato il primo ad essere istituito nel 1986; coordinato dal WWF, detiene anche un altro primato, la prima certificazione EMAS, ottenuta grazie ad una saggia gestione delle risorse ed alla volontà di incentivare la ricerca scientifica e l’attività didattica.
Gli obiettivi principali perseguiti sono la conservazione della biodiversità specifica dell’area di marea e dei paesaggi subacquei, l’integrità ecologica delle comunità del Golfo di Trieste, la tutela dell’area marina anche attraverso il coinvolgimento attivo e diretto della popolazione, l’incentivazione della riconversione delle attività di pesca e diportistiche non eco-compatibili, tra gli altri.
L’area protetta si estende per 120 ettari nello specchio acqueo che circonda il Promontorio di Miramare, fino a raggiungere la profondità di 18 m; il substrato si presenta ciottoloso e ghiaioso, caratterizzato dalle tipiche conformazioni rocciose del Carso, ricco di anfratti ed “irregolarità” che permettono un variegato sviluppo della flora e fauna marine mediterranee.
La fascia costiera interessata dalla marea, ovvero il piano mesolitorale, è forse il più caratteristico del Golfo di Trieste, vista la presenza dell'endemica Fucus virsoides, alga bruna che è un vero e proprio reperto “storico” risalente all'ultima glaciazione che, nel nostro mare, resiste solo in questo lembo di costa; mentre nella porzione inferiore è presente un'alta diversità di specie, soprattutto algali, composta da Laurencia papillosa, Lithophyllum lichenoides
, Ceramium ciliatum, Gelidium latifolium, Nemalion helmintoides, Chaetomorpha aerea, che rappresentano una vera e propria “fascia” protettiva della quale si alimentano organismi animali quali i molluschi Patella caerulea, Monodonta turbinata, Chiton olivaceus, l’anemone Actinia equina o “pomodoro di mare” e il bivalve Mytilus gaIloprovincialis.
A maggiori profondità, raggiungendo il piano infralitorale, è sempre presente una grande varietà di alghe; nelle aree superficiali meno illuminate è possibile osservare comunità sciafile che ricoprono le pareti verticali quali: Gelidium latifolium, Cladophora pellucida, Valonia utricularis e sul lato superiore degli scogli affioranti la Corallina elongata.
Mentre tra gli organismi animali è presente il mollusco Lithophaga lithophaga e il Balanus perforatus i cosi detti “denti di cane”.
La comunità delle alghe fotofile insediate, invece, sulle rocce più esposte alla luce e protette dalle correnti, sono rappresentate dall’Halopteris scoparia, la specie più diffusa del parco marino, l’Acetabularia acetabulum o “ombrellino di mare”, Dictyota dichotoma, la Padina pavonia e il Lithophyllum incrustans; mentre fra le comunità animali è possibile osservare la presenza di Poriferi, i colorati
Nudibranchi Hypselodoris elegans e Flabellina affinis, Cnidari come la Cladocora caespitosa, Anemonia sulcata e tra i Policheti la bellissima Sabella pavonina, la rara Filograna implexa e lo “spirografo” Spirographis spallanzanii.
Le comunità insediate nelle aree sabbiose, intorno ai 3-4 m di profondità, sono le Cerianthus membranaceus, il tartufo di mare Venus verrucosa e il Murex brandaris.
Procedendo a maggiori profondità è presente il precoralligeno rappresentato dalla “palla di mare” Codium bursa, "l’alga moneta”
Halimeda tuna, la Cladophora pellucida, lo Sphaerococcus coronopifolius e la Peyssonnelia sguamaria, spugne come la Spirastrella cunctatrix, Cnidari quali gli Astroides calicularis e Cladocora caespitosa e Policheti come la Protula tubularia e lo Spirographis spallanzanii.
Tra i numerosi pesci che popolano le acque dell’Area Marina Protetta ci sono la bavosa pavone Lipophrys  pavo, che predilige le basse profondità, saraghi come il
Diplodus annularis, il Diplodus sargus e il Diplodus vulgaris.
il branzino Dicentrarchus labrax
, il dentice Dentex dentex e la corvina Sciaena umbra.

Riserva dell’Isola di Gallinara

I gabbiani reali hanno scelto l'alta scogliera meridionale dell'Isola di Gallinara, Riserva Naturale Regionale, per nidificare indisturbati formando una delle colonie più estese del Tirreno settentrionale.
Tra la rigogliosa vegetazione mediterranea si trovano specie vegetali paleo-mediterranee e rettili rari.
Un tempo il tratto di costa più riparato era il rifugio prescelto delle navi romane, di cui sono conservati importanti reperti nel museo di Albenga.
Grazie al notevole valore biologico ed archeologico dei fondali intorno all’isola, in buona parte ancora integri, nelle sue acque è prevista l'istituzione di una Riserva Marina Protetta

Area Marina Protetta delle Cinque Terre

Area Marina Protetta delle Cinque Terre
L'Area Marina Protetta delle Cinque Terre nasce per tutelare le caratteristiche naturali, le valenza e le peculiarità dell’intero territorio.
All’interno di un braccio di mare relativamente ridotto, infatti, convivono numerosissime specie, alcune anche molto rare, con una fauna marina fra le più varie e ricche della Liguria, riuscendo a coniugare la bellezza del paesaggio alla qualità delle acque.
I cinque borghi liguri di Riomaggiore
, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso, che fanno parte dell’area, sono saliti sul podio della Guida Blu di Legambiente, aggiudicandosi il premio “5 Vele” per il mare più pulito d’Italia.
Il parco marino delle Cinque Terre, dichiarate patrimonio mondiale dell’UNESCO per il loro elevato interesse ambientale, presenta delle condizioni geomorfologiche e meteomarine assai particolari che hanno portato allo sviluppo di ambienti molto diversi da quelli presenti nelle zone vicine.
I ricchi fondali si mostrano molto vari con falesie che si inabissano per decine di metri e tratti sabbiosi.
Le aree di maggiore interesse sono quelle circostanti Punta Mesco e Capo Montenero, caratterizzate dalla ricchezza delle formazioni biologiche, tra cui spiccano il coralligeno, grotte semioscure ed il detritico costiero.
La porzione più superficiale della riserva marina è colonizzata dalle alghe fotofile, mentre scendendo più in profondità, gradualmente, aumenta la presenza delle alghe sciafile e il precoralligeno caratterizzato dalla
gorgonia Eunicella singularis, dalle alghe Flabellia petiolata detta “ventaglio di mare” e Halimeda tuna “l’alga moneta”, dal Parazoanthus axinelle e varie specie di Echinodermi tra i quali la stella di mare Echinaster sepositus, conosciuta come “stella rossa” ed il riccio di mare Sphaerechinus granularis, denominato “riccio di prateria”, data la sua propensione a vivere in prossimità delle praterie di Posidonia oceanica, presente anch’essa sui fondali del parco marino sia sotto forma di chiazze sparse che in vere e proprie praterie, come quella che si estende in prossimità di Monterosso ad una profondità variabile tra i 5 e i 25 m o lungo il lato orientale del Promontorio del Mesco.
A profondità maggiori, le acque più torbide, in parte legate alla friabilità dell’arenaria scistosa che compone tratti della fascia costiera, l’abbondanza di detrito presente sul fondale e le forti correnti determinano lo sviluppo di un coralligeno dominato da vere e proprie foreste di
gorgonie, come la Paramunicea clavata, spesso ricoperta dal bellissimo Alcyonium coralloides, conosciuto anche come l’alcionario parassita”, la Leptogorgia sarmentosa, l’Eunicella verrucosa, nota come gorgonia verrucosa”, piuttosto rara in Mediterraneo e la Gerardia savaglia conosciuta anche come “falso corallo nero”, una specie molto rara, segnalata in pochissime aree del Mediterraneo.
Nelle acque del parco è possibile incontrare
scorfani, corvine, saraghi, ombrine, triglie, aragoste, polpi ed il coloratissimo pesce Thalassoma pavo o “donzella pavonina”.
Da segnalare l’importante presenza del bivalve Pinna nobilis
.

Riserva Marina di Portofino

L'Area Marina Protetta di Portofino si sviluppa attorno al promontorio omonimo ed interessa tre comuni: Camogli, la città dei "Mille Bianchi Velieri" ed una lunga tradizione marinaresca; Portofino, borgo esclusivo e prestigioso e Santa Margherita Ligure sofisticata cittadina impreziosita da suggestivi paesaggi.
Di grande interesse per la conservazione della biodiversità nel Mar Mediterraneo, l'area é caratterizzata da scogliere sommerse di notevolissimo valore naturalistico in cui si possono ammirare vari tipi di
gorgonie, corallo rosso e numerose zone dove sono presenti praterie di Posidonia oceanica.
Il Promontorio di Portofino si protende verso il mare per oltre 3 chilometri, con uno sviluppo costiero di circa 13 chilometri ed abbraccia un’area di grande interesse per la conservazione della biodiversità.
I fondali circostanti sono caratterizzati da condizioni di illuminazione variabili ed una morfologia movimentata che presenta numerose grotte ed anfratti, proporzionando a coloro che visitano questi fondali un ambiente sottomarino molto suggestivo, caratterizzato da una fauna bentonica assai ricca e variegata.
La fascia superficiale, ovvero il mesolitorale, interessata dalla marea e circoscritta a pochi decimetri di altezza, vanta la presenza di un’alga rossa calcarea Lithophyllum byssoides, in grado di costituire cornici calcaree di elevato pregio naturalistico, denominate “
trottoir”; mentre nella fascia sottostante, caratterizzata da popolamenti fotofili, costituiti da alghe e piante marine che crescono in zone illuminate, spicca la cintura composta dalle specie appartenenti al genere protetto dell’alga bruna Cystoseira.
Intorno ai 0,5-10 m, invece, le scogliere sono caratterizzate da alghe del genere Dictyota, dalla palla di mare, Codium bursa, dalla Padina pavonica e dall’ombrellino di mare o Acetabularia acetabulum.
Tra gli organismi animali vi sono numerose spugne che con i loro accesi colori vivacizzano il substrato, come la Spirastrella cunctatrix, la Crambe crambe e la Clathrina cerebrum.
I versanti occidentali e orientali del promontori, si presentano con fondali sabbiosi che, a profondità di 10-15 m, in alcuni tratti, appaiono ricoperti da praterie di Posidonia oceanica, una pianta marina presente solo nel Mediterraneo, che riveste un ruolo importantissimo all’interno dell’ecosistema marino, agendo nel consolidamento dei fondali e nella difesa della costa, ma soprattutto fungendo da rifugio per i piccoli di moltissime specie di pesci, molluschi e crostacei, una sorta di “nursery” sottomarina; a Portofino è presente solo all’interno delle baie e lungo i lati del promontorio, dove il pendio dei fondali è più dolce, mentre la prateria più estesa, circa 3 ettari, è quella della Baia di
San Fruttuoso.
Scendendo a maggiori profondità i fondali ospitano un ambiente prettamente mediterraneo, dove compaiono le comunità bentoniche sciafile, ovvero gli organismi che prediligono condizioni di scarsa illuminazione, dominate dalle alghe del genere Peyssonnelia
, l’alga moneta o Halimeda tuna e il ventaglio di mare o Flabellia petiolata, gorgonie del genere Eunicella singularis, lo zoantideo Parazoanthus axinellae ed il coralligeno, una struttura biogenica in continua evoluzione che, nel corso degli anni, lungo le falesie tra i 20 e i 50 m di profondità, ha dato vita a concrezioni di notevole spessore creando paesaggi sottomarini spettacolari.
La comunità animale è costituita principalmente da briozoi, madreporari, grandi spugne, gorgonie di notevole bellezza come l’ Eunicella cavolinii e la Paramuricea clavata e il
corallo rosso o Corallium rubrum, che in questi fondali si sviluppa creando pareti ricche di colore e la cui presenza, fino a pochi anni fa, sembrava irrimediabilmente compromessa dall’eccessivo sfruttamento dell’uomo.
L’Area Marina Protetta di Portofino, caratterizzata da scorci paesaggistici molto suggestivi, con colori e trasparenze uniche, è stata istituita per proteggere e valorizzare le risorse biologiche e geomorfologiche caratteristiche della zona, con l’intento di divulgare le conoscenze relative alle specie che ospita e valorizzare le attività economiche locali, soprattutto quelle tradizionali, purché eco compatibili.

Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il più grande parco geomarino d'Europa, tutela 56.766 ettari di mare e 17.887 ettari di terra, comprendendo tutte le sette isole principali dell'Arcipelago Toscano: Elba, Giglio, Capraia, Gorgona, Pianosa, Giannutri, Montecristo ed alcuni isolotti minori e scogli. Ogni isola conserva le tracce della sua storia, unica, originale, accomunata alle altre dalla bellezza della natura e del mare circostanti.
L’area protetta è caratterizzata dalla presenza di scorci panoramici molto suggestivi come le falesie, gli scogli affioranti, i faraglioni, le piccole spiagge di ciottoli o sabbia e i meravigliosi fondali molto variegati, popolati da quasi tutte le specie ittiche mediterranee, pesci pelagici e stanziali, pareti cigliate, frenate e numerose secche dove è presente una fauna ricchissima e molto colorata composta da
gorgonie bianche, gialle e rosse, spugne, tunicati, parazoanthus, anemoni e spirografi.

Oasi Blu di Pianosa

LOasi Blu di Pianosa ha come sfondo l’incantevole paesaggio dell’Isola di Pianosa con una flora ed una fauna particolarmente interessanti, il suo mare cristallino ed incontaminato è spesso frequentato da colonie di delfini ed i suoi fondali sono tra i più ricchi dell'intera area grazie anche alla sua particolare morfologia ed alla presenza, nelle sue acque, di numerose specie ittiche.

 

Area Marina Protetta Secche di Tor Paterno

LArea Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno è un’isola sabbiosa sommersa situata a pochi minuti da Roma, a largo del lido di Castel Fusano, comprendente un piccola porzione di mare, dove giace una conformazione rocciosa dalla forma oblunga a sviluppo Nord Est-Sud Ovest con una lunghezza di 2 chilometri circa ed una larghezza di poco più di 500 m, delimitata da 4 boe.
I suoi fondali raggiungono una profondità massima di 60 m ed una minima di 18 m sotto il livello del mare; il parco in superficie è popolata da alcune specie di uccelli marini, mentre nella sua parte sommersa potrete scoprire un ambiente di grande valore naturalistico, con una ricca flora e fauna, caratterizzata dalla presenza di Posidonia oceanica, colonie di Gorgonia rossa e di Alcionari.
I pesci che vivono tra le sue acque sono rappresentati soprattutto da specie ittiche da fondale quali murene, triglie, gronchi, la rana pescatrice e numerosi esemplari di spigole, saraghi, cefali, tra gli altri.
Durante la bella stagione vi sarà possibile avvistare anche alcuni esemplari di delfino che spesso si spingono molto vicino alle coste.
All’interno dell’area vengono svolte attività rivolte all’educazione ambientale e visite guidate.
Le secche rappresentano un ambiente molto particolare la cui caratteristica essenziale è la presenza di formazioni coralligene alle quali si alternano macchie di Posidonia oceanica.
La zona di Tor Paterno si presenta con fondali caratterizzati da pieghe e faglie di natura, presumibilmente, tettonica e dal punto di vista oceanografico, data la vicinanza della foce del Tevere, l’area è contraddistinta da valori di biomassa fitoplanctonica e produzione primaria superiori alla media delle acque tirreniche costiere.
Il continuo intercalarsi di formazioni coralligene e macchie di Posidonia oceanica, determina la presenza di numerosi microhabitat che rappresentano l’elemento di maggior pregio, dal punto di vista naturalistico, del parco marino; alla diversità dei fondali è strettamente connessa un’altrettanto rimarchevole diversità biologica, che rende Area Marina Protetta, molto suggestiva, ricca di organismi bentonici di grande impatto visivo che propongono agli appassionati paesaggi sottomarini pieni di vita e colori.

Riserva Marina di Ventotene e Santo Stefano

La Riserva Marina Protetta delle Isola di Ventotene e Santo Stefano è stata istituita nel 1997 e comprende le due isole, abbracciando anche i relativi territori costieri; presenta un’area ricca di varietà animali e vegetali, pareti sottomarine colonizzate dalla Gorgonia rossa, che si alternano a falesie e secche, con fondali rocciosi esaltati dalla limpidezza del mare circostante.
Il parco si estende fino a 100 metri di profondità ed è suddiviso in tre zone; la più interna é riserva integrale e corrisponde alla zona biologicamente più integra, la seconda è riserva generale, mentre la terza è riserva parziale, dove sono ammesse tutte le attività compatibili con la preservazione dell'ambiente.
Il parco marino si estende in una porzione di mare che fa parte dell’Arcipelago delle Isole Pontine, situato nel mar Tirreno, al largo del Golfo di Gaeta e costituito da una serie di isole disposte parallelamente alla linea di costa tra 40° 59' e 40° 47' di latitudine Nord.
Ventotene si presenta con un andamento curvilineo con convessità ad oriente ed una costa a picco sul mare nella porzione Sud occidentale, mentre all'estremità settentrionale è pianeggiante, terminando con le insenature sabbiose di Parata Grande, Cala Rossano e Cala Nave.
L’isola di S. Stefano, separata da quella di Ventotene da uno stretto canale, possiede coste sempre ripide e profondamente incise dall'erosione marina, prive di insenature, che si innalzano sino ad un ripiano su cui sorge l'edificio un tempo adibito a prigione.
Tutta lo specchio acqueo circostante le Isole Pontine propone un ricco ed eterogeneo popolamento floro-faunistico.
In particolare i fondali di Ventotene e Santo Stefano si mostrano prevalentemente rocciosi spesso molto spettacolari per la presenza di pareti ripide e formazioni naturali quali archi, grotte, canyons, etc., con un'abbondante presenza del briozoo nero incrostante o Reptadeonella violacea, rinvenibile fino a 8-10 m di profondità; mentre tra i 15-20 m ci sono ampi popolamenti algali piuttosto ricchi, seguiti, a maggiori profondità, dalla presenza di alghe sciafile come l'alga verde o Halimeda tuna.
A partire dai 15 m e fino alle massime profondità osservate, il fondale è caratterizzato da un popolamento precoralligeno con una facies a Eunicella cavolinii.
Nei tratti sabbiosi sono presenti fanerogame marine quali la Cymodocea nodosa, con prati di maggiori dimensioni a Nord Est di Ventotene e di Palmarola ed altre numerose “macchie” più ridotte sparse sui fondali, accompagnati dalla costante presenza della Posidonia oceanica, che circonda praticamente le due isole, donando loro ambienti sottomarini estremamente articolati e spettacolari, mentre i substrati rocciosi sono generalmente popolati da folti cistoseireti.
Anche le isole di Ponza, Palmarola e Zannone presentano una fascia di Posidonia oceanica che le circonda quasi completamente, sviluppandosi a partire da pochi metri di profondità ed estendendosi fino a 38-41 m.
Le loro acque sono frequentate da castagnole o Chromis chromis e Anthias anthias.

Riserva Marina Punta Campanella
L'area territoriale della riserva è caratterizzata da un'omogeneità paesaggistica e naturalistica di rilevanza mondiale, con siti storici e culturali di grande valore, un promontorio diviso tra storia, mito e natura; caratterizzato dalla presenza di insediamenti turistici, da un artigianato agro-alimentare ed artistico, da attività commerciali e servizi turistici di elevata qualità.
Per la natura calcarea della penisola, la zona è stata soggetta ad intensi fenomeni carsici che hanno prodotto numerose cavità emerse, divenute subacquee a seguito di movimenti tettonici e dell'innalzamento del livello del mare.
Un esempio tra i più spettacolari è rappresentato dalla Grotta della Cala di Mitigliano nella quale, a poca profondità, potrete esplorare il suggestivo mondo delle oscure grotte sottomarine.
I fondali del parco sono di notevole interesse biologico, dove le pareti si inabissano verticalmente creando un ambiente ideale per lo sviluppo del corallo; qui potrete ammirare anellini, spugne, Ascidie e Gorgonie che ricoprono per molti tratti le rocce, creando una splendida tavolozza di colori.
La Penisola Sorrentina è il promontorio più pronunciato tra quelli che si alternano lungo la costa meridionale tirrenica e termina con il promontorio di Punta Campanella, che separa il Golfo di Napoli da quello di Salerno.
La propaggine presenta due versanti: quello Nord noto come Costiera Sorrentina, che va dal confine tra i Comuni di Castellammare di Stabia e Vico Equense fino a Punta Campanella e quello Sud, conosciuto anche come Costiera Amalfitana, che di estende da Punta Campanella fino a Salerno e dove a 4 miglia di distanza dalla costa emerge l’isola di Capri.
La geomorfologia della zona costiera emersa, a parte brevi tratti, appare marcata da coste alte. Vi è una grande diversità fra la costa sorrentina, che affaccia sul Golfo di Napoli e quella amalfitana, che guarda il Golfo di Salerno, la prima, infatti, è caratterizzata da falesie più basse sormontate da paesaggi relativamente dolci, mentre il versante amalfitano vede la presenza di falesie erosionali molto elevate e sebbene la penisola sia costituita da rocce carbonatiche, calcaree e dolomitiche, i suoli si sviluppano prevalentemente da substrati di origine vulcanica e da depositi argillosi.
In pochi decimetri d'acqua si sviluppa l'Halocordyle disticha, un grande idroide bianco dall'aspetto piumoso e la facies a Cladocora cespitosa, presente lungo tutta la penisola.
A pochi metri di profondità la vegetazione della scogliera è caratterizzata dalla presenza di Corallina mediterranea, Lithophyllum tortuosum, Cystoseira stricta, Dictyopteris membranacea e popolazioni a Neogoniolithon mamillosum e Neogoniolithon notarisii, particolarmente diffuse nelle aree esposte ad occidente e sulle rocce meno scoscese, che vedono la presenza di numerosi ricci di mare di due specie: Arbacia lixula e Paracentrotus lividus.
In altre zone, invece, esiste una predominanza di Codium bursa, Nereia filiformis, Sporochnus pedunculatus, Padina pavonia, Cladosthephanus verticellatus e Dasycladus.
Sui fondali meno profondi sono presenti forme sessili come spugne Clona, Spirastrella, Halicondria, Hymeniacidon, antozoi come Anemonia, idroidi come Coryne, Sertularella, Eudendrium, Bougainvillia, Halecium, briozoi come Myriozum truncatum, ascidie quali l’Halocynthia papillosa, con l’interessante presenza del bivalve Lithophaga lithophaga, oggetto di sfruttamento intensivo.
Sul fondo roccioso sono frequenti gli echinodermi asteroidei e ofiuroidei come Echinaster se positus, Ophidiaster ophidianus, Marthasterias glacialis, Hacelia attenuata e Ophiotrix fragilis.
La Posidonia oceanica è distribuita lungo tutto il perimetro dell’area protetta, ma i ripidi fondali non consentono la sua diffusione in ampie praterie, presenti solo nelle aree meno esposte e nei fondali che digradano dolcemente come la Baia di Ieranto e Marina del Cantone.


Parco sommerso di Baia
La costa che contorna l’area dei Campi Flegrei, è una vera città sommersa, un esempio unico al mondo determinato dallo sprofondamento dell'antica fascia costiera e la conseguente trasformazione del territorio.
Dopo un intenso sfruttamento urbano ed industriale, oggi l’area è oggetto di un’adeguata attenzione dal punto di vista della conoscenza scientifica, della tutela e della valorizzazione.
L’eccezionale patrimonio sottomarino di grande rilevanza storica, rappresenta anche un importante attrattiva culturale e turistica determinata dalle particolari condizioni fisiche.
Un contesto all’interno del quale, alle notevoli ricchezze archeologiche uniche, si sommano quelle ambientali, dovute ai molteplici fattori geologici e naturale che ne fanno un’area ricca anche dal punto di vista naturalistico.
Il Parco Sommerso di Baia si colloca in un'area caratterizzata da un’alta antropizzazione, dove il vulcanismo si manifesta sotto forma di eventi sismici, sorgenti termominerali, fumarole, ma soprattutto attraverso il bradisismo, ovvero il lento movimento, ascendente e discendente, della crosta terrestre dovuto alla risalita e al raffreddamento di masse magmatiche, che negli ultimi 1500 anni, ha determinato lungo il litorale lo sprofondamento della costa e l'immersione degli edifici risalenti all’epoca romana.
L’area protetta, con un’estensione di 3.718 m di costa ed una larghezza media di 475 m, possiede una forma allungata da Sud-Ovest ad Est, inglobando il braccio di mare che comprende le acque appartenente ai comuni di Bacoli a Sud-Ovest e Pozzuoli ad Est, compreso tra il molo Sud del porto di Baia ed il molo corrispondente ad un lido del litorale di Lucrino, denominato Lido Augusto.
L'ambiente naturale che caratterizza i fondali dell’Area Marina Protetta è unico per la presenza di un’enorme varietà di microhabitat, che sono il risultato dell'interazione di processi naturali quali il bradisismo, l’erosione marina, le emissioni da vulcanismo secondario ed le numerose attività umane.
Il litorale è caratterizzato da costoni rocciosi di tufo giallo, che vengono gradualmente sostituiti da fondali sabbiosi e detritici, alternandosi alle strutture archeologiche sommerse, che rappresentano il substrato di impianto per organismi sia fotofili che sciafili.
Sulle sommità ben illuminate degli antichi resti sommersi vi sono, infatti, popolamenti dominati da organismi vegetali, come alghe verdi e brune, mentre lungo le pareti poco illuminate si insediano popolamento costituiti da specie non concrezionanti, come alghe rosse non incrostanti, briozoi, serpulidi e spugne policrome.
Tra queste acque trovano riparo polpi e numerosi pesci di scoglio, come labridi e sparidi. Sui fondi sabbiosi è possibile osservare esemplari di Pinna nobilis, il più grande bivalve mediterraneo e popolazioni di tartufi di mare, Venus verrucosa, specie edule particolarmente apprezzata, la cui pesca può arrecare seri danni ai reperti archeologici. Un ambiente di notevole rilevanza naturalistica è la Secca delle Fumose, situata ai margini esterni del parco marino e costituita da una serie di piloni che quasi affiorano in superficie e nei punti più bassi vedono la presenza di esalazioni sulfuree che rendono l'acqua particolarmente calda, consentendo la sopravvivenza di solfobatteri che sono alla base di una catena alimentare molto peculiare.
Il fondale del Porto di Baia è dominato da un'estesa prateria dell'alga Caulerpa prolifera mista alla congenere Caulerpa racemosa, di origine tropicale, ma ormai presente in gran parte del Mediterraneo; mentre sul caulerpeto, che si estende tra i 5 e i 9 m, si osservano spesso alghe fotofile filamentose, provenienti dai resti archeologici che appaiono ricoperti da alghe fotofile, con l'eccezione delle fenditure in cui è possibile osservare organismi sciafili.
Al largo di Punta Epitaffio il paesaggio è nuovamente dominato dal caulerpeto, che ricopre anche la parte più alta dei piloni del comprensorio marittimo di Villa dei Pisoni, insieme alle alghe Padina pavonica e Colpomenia sinuosa e dove è possibile osservare pesci di dimensioni significative come Labrus merula, Diplodus vulgaris, Sciaena umbra.
Proseguendo a maggiori profondità riappare il caulerpeto, con l'eccezione di un breve tratto in cui si osservano rari ciuffi di Posidonia oceanica, la fanerogama marina.
Sul versante orientale di Punta Epitaffio il fondo è costituito prevalentemente da fine sabbia, caratterizzata dalla presenza di numerose tane di crostacei scavatori quali l’Upogebia, che svolgono un'importante funzione nell'ossigenazione del fondo marino.
Giungendo a 10 m di profondità sono presenti chiazze di Caulerpa prolifera ed esemplari della specie protetta Pinna nobilis ed il caratteristico pesce pettine, Xvrichtys novacula.
Le acque dell’area sono popolate da una notevole fauna ittica, con 40 specie suddivise in 15 famiglie; i branchi più numerosi sono quelli costituiti da Labridi e Sparidi.


Parco sommerso di Gaiola
La collina di Posillipo e lo specchio acqueo antistante sono uno dei luoghi più incantevoli del Golfo di Napoli; il loro nome deriva da un’imponente villa che sorgeva sulle pendici del promontorio in età romana, “Pausilypon”, ovvero “luogo che fa cessare gli affanni”.
Le costruzioni presenti, precedentemente protese verso il mare ed ora sommerse a causa del bradisismo e delle variazioni del livello dell’acqua, sono state inserite nell’ambito dell’Area Marina Protetta del Parco Sommerso di Gaiola, che rappresenta un patrimonio di eccezionale rilevanza dal punto di vista storico, culturale e turistico; dove agli aspetti archeologici si uniscono quelli ambientali, con fondali sottomarini ricchi di vita vegetale ed animale.
Il parco è stato istituito per tutelare il patrimonio ambientale ed archeologico del tratto di mare antistante la zona di Gaiola, in località Posillipo e prevede un programma che promuova la conoscenza dell’area attraverso studi e ricerche scientifiche multidisciplinari e lo sviluppo socio-economico del territorio.
I costoni rocciosi, le alte falesie di tufo giallo, i colori della macchia mediterranea conferiscono al paesaggio circostante un fascino noto ed apprezzato sin dall'antichità.
L’area protetta si estende per 41,6 ettari, con un perimetro costiero di circa 2 chilometri, delimitata ad Ovest da Punta Cavallo, ad Est dal faro posto sulla scogliera esterna che protegge il borgo di Marechiaro e a Sud dalla boa che delimita il banco delle Secche della Cavallara.
La zona, che si estende alle pendici della collina che domina Posillipo, rappresenta l'ultimo lembo visibile di un'antica cintura calderica formatasi circa 12.000 anni fa con l'eruzione del Tufo Giallo Napoletano; qui l'attività vulcanica si manifesta ancora oggi sotto forma di bradisismo negativo, tanto che dall'epoca romana ad oggi il livello del mare è salito di circa 5-6 m.
Il promontorio, in direzione Sud Est, nel tratto compreso tra Cala Trentaremi e Cordoglio, degrada dolcemente verso il mare ed è caratterizzato dalla presenza di alte e ripide falesie in direzione Sud Ovest.
La costa sottostante appare rocciosa con la presenza di piccole spiagge sabbiose di origine vulcanica.
La porzione di litorale sommerso è caratterizzata da una conformazione a gradini, costituita da due piattaforme d'abrasione: una preromanica, posta a circa 4-5 m di profondità, ed una più attuale, che raggiunge circa 40 cm di profondità e svolge un ruolo fondamentale nel limitare l'erosione della costa, attenuando notevolmente la potenza dell’”effetto reef” determinato dalle onde.
La complessa geomorfologia di questa porzione del litorale campano è stata determinata non solo dai processi naturali indicati, ma anche dalle modifiche apportate dall’uomo a partire dall’epoca romana per l'estrazione del tufo e per la realizzazione di peschiere, moli e costruzioni varie.
I fondali dell’area sono caratterizzati da una grande varietà di habitat, alla quale corrisponde un’altrettanto ampia quantità di forme di vita, adattate a diverse condizioni ambientali; nei substrati rocciosi e poco illuminati, costituiti da grotte, pareti e banchi profondi è possibile osservare il precoralligeno, caratterizzato da specie sciafile adattate anche all’idrodinamismo presente, come alghe rosse non incrostanti, briozoi, spugne policrome e gorgonie, mentre sui substrati rocciosi più illuminati, dominano le specie vegetali, come alghe verdi e brune, fotofile, ovvero adattate ad ambienti maggiormente illuminati.
La distribuzione dei popolamenti animali e vegetali si presenta molto particolare, avendo essi colonizzato i resti, risalenti all’epoca romana, del parco sommerso, dando vita ad una sorta di "simbiosi" per la quale le antiche costruzioni romane offrono rifugio agli organismi e questi le proteggono dall'erosione del mare; sarà possibile osservare, ad esempio, banchi di cozze o Mytilus galloprovincialis che, colonizzando il tetto delle mura che affiorano sulla superficie del mare, lo proteggono dall'azione erosiva delle onde, mentre nelle aree dove sono presenti accumuli di massi, come sul lato orientale della Baia di Trentaremi, trovano riparo folti banchi di pesci di scoglio.
I fondali sabbiosi presentano un popolamento molto eterogeneo, gorgonie bianche o Eunicella singularis, alghe sciafile come la Flabellia petiolata e la Halimeda tuna; mentre scendendo a circa 2 m di profondità è possibile osservare un pianoro completamente ricoperto dall'alga alloctona infestante Caulerpa racemosa.
Tra le acque del parco, inoltre, sono presenti 40 specie circa di pesci, suddivise in 15 famiglie, la più numerosa delle quali è quella dei Labridi, seguita dagli Sparidi, tutti di taglia intermedia; l’unica specie presente con rari esemplari di grossa taglia è lo scorfano o Scorpena porcus.


Riserva Marina Isole Tremiti
L’Arcipelago delle Isole Tremiti, caratterizzato da una bellezza paesaggistica rara ed un mare dai meravigliosi riflessi e fondali incontaminati, si trova circa 13 miglia a Nord del promontorio del Gargano e a 22 miglia dal porto di Termoli ed è costituito da tre isole maggiori: S. Domino, S. Nicola e Caprara, da un isolotto posto fra le tre isole, denominato il Cretaccio e da un’isola minore, Pianosa, posta a circa 12 miglia in direzione Nord Est dalle prime tre e ad oltre 30 miglia dalla costa garganica.
La sua costa si presenta particolarmente “movimentata” con tratti alti a falesia, rocciosi e bassi degradanti verso il mare e magnifiche piccole baie sabbiose; un suggestivo susseguirsi di ripide scogliere, insenature rocciose, grotte, archi naturali e tranquille calette, in un armonico alternarsi che si riproduce anche nelle parti sommerse, dove a fondali rocciosi che degradano lentamente, si alternano falesie che si inabissano vertiginosamente nel blu più profondo, bassifondi detritico-sabbiosi e fondi ciottolosi che costituiscono un’area di importante valore naturalistico, con una moltitudine di habitat che hanno determinato una ricchissima varietà di popolamenti animali e vegetali; anche le numerose presenti sono di notevole bellezza per le peculiari colorazioni che assumono le loro acque.


Sui fondali rocciosi che circondano l’isola di S. Domino, fino a 10 m di profondità, è presente una diffusa e ricca copertura algale rappresentata soprattutto da alghe fotofile, mentre le superfici rocciose più aspre ed articolate sono caratterizzate dalla presenza di Corallinacee quali Lithophyllum sp. e Corallina mediterranea, nei cui anfratti è possibile ammirare numerose specie di spugne tra le quali Chondrosia reniformis, Spirastrella cunctatrix e Petrosia ficiformis. In alcune tratti del perimetro costiero le rocce prossime alla superficie risultano praticamente lisce a causa dell’opera incessante dei numerosissimi ricci presenti, per la maggior parte appartenenti alla specie Arbacia lixula o riccio nero; nel substrato roccioso, inoltre, ci sono alcune specie di spugne litodome perforanti la roccia, come i clionidi e numerosi madreporari solitari quali la Balanophyllia europea e coloniali come la Cladocora caespitosa e l’attinia rossa Actinia equina, denominata anche “pomodoro di mare”.
A partire dai 5-7 m prevalgono popolamenti algale composti dall’alga bruna pavonia Padina pavonia e dalle alghe verdi Codium bursa, Codium adhaerens, Halimeda tuna, Flebellia petiolata e Dyctiota dicotoma, con la presenza di abbondanti colonie animali rappresentate da spugne globose quali Sarcotragus spinulosa, Chondrosia reniformis e Petrosia ficiformis, spugne incrostanti come Crambe crambe, Spirastrella cunctatrix e perforanti quali i Clionidi, anemoni di mare o Anemonia viridis, madrepore coloniali quali la Cladocora caespitosa, anellidi sedentari come Protula tubularia, Sabella pavonia e Sabella spallanzani ed ancora appariscenti nudibranchi quali Flabellina affinis, Discodoris atromaculata, polpi della specie Octopus vulgari, ricci comuni Paracentrotus lividus e ricci neri, Arbacia lixula, stelle marine quali le Echinaster sepositus e Hacelia attenuatao, caratterizzate da intense sfumature rosse e altre come le spinose Coscinasterias tenuispina e Marthasterias glacialis; sono presenti anche tunicati rosso-arancio come il Halocynthia papillosa, che creano delle macchie di colore straordinarie o i meno vistosi Pyura dura e Microcosmus vulgaris.
Anche tra le limpidissime acque di questo arcipelago la Posidonia oceanica ha colonizzato ampi tratti di fondale, le Isole Tremiti rappresentano, infatti, l’estremo limite settentrionale dove questa pianta marina è presente nel Mar Adriatico e tra le cui foglie numerosi specie trovano rifugio come il bivalve Pinna nobilis, a rischio di estinzione, il riccio delle praterie o Sphaerechinus granularis ed il riccio comune Paracentrotus lividus e pesci tra i quali: saraghi Diplodus annularis e D. vulgaris, serranidi Serranus cabrilla, S. scriba, labridi Symphodus rostratus, S. roissali, S. ocellatus, S. mediterraneus e S.tinca e signatidi come il pesce ago Sygnathus acus e gli affascinanti cavallucci marini Hippocampus hippocampus e H. guttulatus, le uniche due specie presenti nel Mare Nostrum.
Le acque ed i fondali dell’area, particolarmente apprezzati dagli appassionati di subacquea, vedono la presenza di altre numerose specie ittiche che contribuiscono a “colorare” l’ambiente sottomarino: donzelle Coris julis e donzelle pavonie o Thalassoma pavo, castagnole nere Chromis chromis, pesci peperoncino rosso Tripterygion tripteronotus e peperoncino giallo T. delaisi, variopinti blennidi e bavose rugginose Parablennius rouxi, P. gattorugine, occhiate Oblada melanura, triglie di scoglio Mullus surmuletus, numerosi labridi Symphodus rostratus, S. roissali, S. ocellatus, S. mediterraneus e S. tinca, serranidi Serranus cabrilla, S. scriba e piccoli scorfani neri e rossi Scorpena porcus e S. notata.
Riserva Marina Porto Cesareo
La Riserva Marina di Porto Cesareo è stata istituita ufficialmente nel 1997, in una la località che dista solo 500 m dalla costa e si affaccia sull'Isola Grande, detta anche Isola dei Conigli.
Il parco ha un'estensione di circa 17.157 ettari, suddivisi in tre zone a diverso grado di tutela ambientale. I fondali sono caratterizzati da un ambiente sub – tropicale e presentano organismi animali molto particolari e tipici dei mari caldi, dove già a breve distanza dalla costa si trova il coralligeno, con una discreta presenza di madrepori, coloratissimi nudibranchi ed il gasteropode Mitra zonata, la cui conchiglia è considerata una vera rarità dai collezionisti.
Il litorale della riserva è molto frastagliato e vario: spiagge sabbiose si alternano alle spianate calcaree dei terrazzi, intervallati da golfi, insenature, speroni rocciosi, scogli ed isolotti, mentre la costa è ricoperta da una fitta vegetazione composta soprattutto dal giunco marittimo e dalla macchia mediterranea; particolarmente importante la presenza del limone salentino.
Molto interessante anche la fauna terrestre presente nell’area. Il parco marino abbraccia un tratto di litorale che si estende da Torre di S.Isidoro a Sud, a Torre Chianca e Torre Lapillo a Nord, presentando un andamento lineare e sabbioso; numerosi gli isolotti e scogli che emergono dalle acque.
La parte più interna della Baia de La Strega è caratterizzata da fondali poco profondi e prevalentemente sabbiosi misti a substrati duri, che sommati all’assenza di correnti, causano, sopratutto durante il periodo estivo, valori della temperatura dell’acqua superiori a quelli registrati in mare aperto, determinando la presenza di popolamenti bentonici termofili, come l'alga Anadiomene stellata; verso l'imboccatura della baia, caratterizzata da un maggior idrodinamismo e sedimenti più grossolani, i popolamenti vegetali sono costituiti anche da una prateria mista di Caulerpa e Cymodocea.
Lo specchio acqueo fra l'Isola Grande e la costa non presenta differenze sostanziali rispetto alla baia e vede la presenza di una colonizzazine di Cymodocea nodosa.
Il tratto di litorale che scorre tra Porto Cesareo e Torre Chianca è caratterizzato da spiagge sabbiose, il cui fondale prosegue per alcuni metri e viene gradualmente “sostituito” da fondali rocciosi, che costituiscono una fascia continua che comprende l’Isola Grande ed i numerosi scogli affioranti che fanno da corona a questo tratto di costa; sulla fascia rocciosa è presente una formazione concrezionata a Cladocora cespitosa.
A partire da una profondità di circa 10 m il fondale è composto da una fascia a sabbie grossolane organogene, che procede parallelo alla costa e davanti alla Penisola de La Strega e a Torre Squillace, fra i 10 ed i 20 m, si sviluppa una prateria di Posidonia oceanica, anch’essa parallela alla costa, che prosegue fino all'altezza di Torre di Uluzzo.

Riserva Marina Torre Guaceto
Questa Riserva Marina si rivela un’oasi tra terra e mare, un tratto di costa che si estende per 6 chilometri, comprendendo un paesaggio dai forti caratteri mediterranei. Un lembo di territorio che dal mare scivola oltre le dune, attraverso la macchia mediterranea e le paludi, fino ad un zona preservata dove crescono ulivi secolari.
Qui le forme ed i colori sono domati e modellati dal mare, dal vento e dal tempo.
L’Area Marina Protetta di Torre Guaceto si sviluppa dal promontorio di Punta Penna Grossa fino ad Apani, includendo tutti gli scogli ed isolotti che emergono di fronte a questo segmento di costa; il litorale si propone a tratti basso e sabbioso, con la presenza di dune ed a tratti roccioso.
La costa circostante la vecchia Torre appare irregolare e prevalentemente bassa e rocciosa, punteggiata da piccoli arenili, mentre, nella porzione più settentrionale del parco marino è presente un cordone dunale di elevato valore paesaggistico.
L’area di Torre Guaceto rappresenta una importante punto di sosta per molti uccelli acquatici che frequentano il mare costiero.
I fondali sono molto diversificati: sabbiosi, rocciosi e a falesia calcarea, con ampie colonizzazioni animali e vegetali che danno luogo ad insediamenti estremamente interessanti da un punto di vista floro-faunistico.
La vita presente sui fondali di Torre Guaceto appare molto diversificata.
In prossimità degli isolotti e nelle insenature, il sopralitorale è caratterizzato da accumuli di foglie di Posionia oceanica spiaggiata, mentre il mesolitorale è popolato da molluschi, crostacei, briozoi ed un buon numero di echinodermi; l’infralitorale appare popolato da organismi perforatori quali Cliona spp., Pholas dactylus, Gastrochaena dubia, Lithophaga lithphaga ed innumerevoli specie di animali sessili molto interessanti.
Al largo del primo scoglio di Apani è presente un inconsueto tratto di fondale sul quale vi sono numerosissimi Cerianthus membranaceus, mentre sotto i sassi e nelle numerose cavità sono presenti molti Haliotis tubercolata lamellosa e Octopus vulgaris.
Nella baia di Torre Guaceto, come nelle altre cinque isole, si possono osservano insediamenti algali differenziati, con numerose Cyanoficeae, alghe verdi, brune, rosse ed un Cystoseireto nella zona più esposta di tutte le isole e nella parte Sud occidentale degli scogli di Apani, con la presenza dell’alga bruna Nemalion helminithoides.
La zona più occidentale, in prossimità di Punta Penna Grossa, mostra un infralitorale caratterizzato da estese praterie di Posidonia oceanica, un ecosistema ampiamente diffuso in tutta l’Area Marina Protetta, dove tra il fogliame della fanerogama si osservano cavallucci marini e pesci ago, piuttosto rari altrove e altre numerose specie di pesci, labridi, idrozoi, policheti, molluschi e crostacei.

Riserva Marina Capo Rizzato
Riserva Marina di Capo Rizzuto è una delle aree protette più affascinanti di tutto il mediterraneo, la cui bellezza si rivela al primo sguardo.
Navigando “in un mare di storia”, potrete immediatamente distinguere le intense tonalità del cielo e delle acque del mare, quindi le aspre conformazioni rocciose, l'argilla, la sabbia ed i segni di un passato carico di storia.
Un breve tratto di costa in grado di sorprendere, suggestivo e fragile allo stesso tempo, che vi offrirà l’opportunità di scegliere tra innumerevoli percorsi ed itinerari sia lungo il litorale che sott’acqua, dove potrete osservare fondali palpitanti di vita.
L’Area Marina Protetta si estende per 42 chilometri di litorale, con un totale di 14.721 ettari, che la rendono uno dei parchi marini più estesi d’Europa.
Le coste sono caratterizzate da tratti di pianura alluvionale e zone alte e scoscese, come il tratto tra Capo Colonna e Le Castella.
I fondali del parco rappresentano un ambiente unico dal punto di vista naturalistico, da proteggere e conservare. Le scogliere semisommerse dell’area, costituite da roccia friabile, sono colonizzate da alghe azzurre microscopiche endolitiche quali le Cyanophyceae, alghe rosse come la Bangia atropurpurea ed alghe brune come la Ralfsia verrucosa; le scogliere di Capo Colonna e Capo Donato ospitano colonie madreporiche di Cladocora caespitosa, mentre tra le loro fessure è possibile osservare la presenza del dattero di mare Lithophaga lithophaga, altra specie da tutelare.
Intorno ai 10 m gli ambienti risultano popolati da folti Cistoseireti, con vistosi popolamenti a Cystoseira crinitae, C. stricta e C. spinosa; un habitat prioritario che, insieme a quello formato dalle estese praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, entrambe fanerogame marine, caratterizzate dalla presenza di una elevata biodiversità, che si estendono per tutto il perimetro costiero, merita un’attenta azione di tutela. nei fondali di Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Marinella, da pochi anni si è insediata l’alga invasiva Caulerpa racemosa.
Le acque ospitano numerose ed importanti specie animali, una fauna marina ricca e diversificata, che trova tra i folti posidoneti e le scogliere sommerse un ambiente sottomarino ideale per vivere e riprodursi; sono presenti la Pinna nobilis, le castagnole Chromis chromis, la salpa Sarpa salpa, il sarago Diplodus spp. ed il polpo Octopus vulgaris, che vive sui fondali rocciosi, nascondendosi nelle fessure e nelle cavità, barracuda, tonni ed anche delfini.
In questi fondali sono stati segnalati esemplari di Euscarus Cretensis, unico della famiglia degli Scaridi presente nel Mediterraneo e caratterizzato dai denti mascellari saldati che formano un robusto becco a “pappagallo”.
Nell’area vi sono anche numerosi relitti, altra alettante attrattiva per i sub, dove trova rifugio una fauna marina costituita prevalentemente da grosse cernie, aragoste e gronchi
Area Marina Protetta Capo Gallo - Isola delle Femmine
Area Marina Protetta carica di fascino e storia, caratterizzata dalle aspre falesie che torreggiano sul mare; non rinunciate ad una piccola sosta tra le sue acque rinomate per le innumerevoli leggende ed i fondali incantati.
Il parco marino è ricco anche di insediamenti storici, quali le numerose torri disseminate lungo il suo perimetro a testimonianza del ruolo di roccaforte svolto in passato, grazie ad una posizione strategica che rendeva l’area un punto di snodo per importanti traffici marittimi.
Questo parco marino comprende due porzioni di mare geograficamente adiacenti: ad Ovest il Golfo di Palermo nella sua porzione Nord occidentale e ad Est il tratto di costa compreso fra Capo Gallo e l’Isola delle Femmine, da dove inizia la Baia di Carini.
Il golfo si presenta delimitato dai promontori calcarei dolomitici di Monte Catalfano e Monte Gallo, emersi in epoca terziaria, mentre nel mezzo si protende il promontorio di Monte Pellegrino, con la stessa natura geologica, che termina con Punta Priola.
In epoche passate la Piana di Palermo, racchiusa dai due promontori, era caratterizzata da un fondale profondo, colmatosi di sedimenti nel corso dei secoli.
La seconda porzione del parco marino mostra nel tratto iniziale una costa alta e rocciosa, compresa fra Capo Gallo e Punta Barcarello, mentre nel tratto finale il litorale diviene più pianeggiante ed articolato, con la presenza di piccole baie come quelle di Sferracavallo e Cala Isola e promontori rocciosi.
Nella Riserva Marina di Capo Gallo - Isola delle Femmine l'eterogeneità del substrato del parco contribuisce alla creazione di una quantità biocenosi di alto rilievo ambientale.
In prossimità della superficie è possibile incontrare una specie appartenente alla macrofauna da tutelare come il vermeto o Dendropoma petraeum, un mollusco gasteropode biocostruttore delle "piattaforme" a vermeti che bordano l'intero perimetro di Capo Gallo, dando luogo a formazioni intertidali importanti ed esclusive, certamente da preservare. Il piano infralitorale di Capo Gallo vede un'ampia cintura di alghe fotofile, tra le quali dominano le brune Cistoseire, che qui appaiono fitte e rigogliose come in poche altre aree della costa italiana; la loro presenza si alterna alle macchie verdi della Posidonia oceanica, che si mostra presente a partire dalle fessure nelle pareti dolomitiche, per poi colonizzare le oasi di sabbia del fondale, che affiorano fra le rocce.
Nell'area sono presenti tutti i componenti più rari della macrofauna ed invertebrati del Mediterraneo meridionale, con una prevalenza dei taxa subtropicali quali la Pinna nobils,l'Ophidiaster ophidianus, il corallo rosso o Corallium rubrum e quello nero, Gerardia savaglia; presenti anche le specie algali sciafile del precoraligeno e coralligeno, che a Capo Gallo, risalgono i fondali fino quasi a raggiungere i livelli prossimi alla superficie.
Bellissime anche le foreste di gorgonia Eunicella striata, che si ergono verticalmente dalle roccia; mentre tra le madrepore c’è la presenza dell’Astroides calycularis, una madrepora coloniale di grande impatto visivo, che forma cinture di colore rosso acceso lungo la frangia infralitorale, una specie di origine tropicale presente solo nelle zone meridionali del bacino occidentale del Mediterraneo, in grave pericolo di estinzione, a causa della sua estrema sensibilità all’inquinamento marino.
Tra le specie da proteggere c’è anche l'anfiosso, Branchiostoma lanceolatum, un tempo comune lungo tutte le coste della penisola italiana, mentre oggi è sempre più raro.
Lo specchio acqueo del parco accoglie soprattutto le grandi specie stanziali come le cernie, i saraghi e le corvine, ma sono presenti anche banchi di donzelle, donzelle pavonie, castagnole, serranidi e numerosi esemplari di scorfano che qui raggiungono anche notevoli dimensioni; mentre fra i cefalopodi vi sono seppie e polpi e tra i crostacei è comune l’aragosta Palinurus elephas.

Area Marina Protetta del Plemmirio
La zona interessa lo specchio di mare circostante la Penisola Maddalena, a Sud di Siracusa; il parco si sviluppa nell’area adiacente alla città, patria e culla della cultura della Magna Grecia.
Gli straordinari fondali sommersi sono ricchi di molte specie marine che popolano il Mediterraneo, comprendendo anche una parte del territorio ricoperto da una rigogliosa macchia mediterranea caratterizzata dalla presenza della palma nana. Natura, cultura e leggende trovano qui il loro naturale collocamento.
L'Area Marina Protetta del Plemmirio comprende la Penisola Maddalena e Capo Murro di Porco, che fa parte del distretto biogeografico del Plateau Ibleo, uno dei più rilevanti e studiati territori dell'intera regione mediterranea.
La Penisola Maddalena è situata a Sud del Porto Grande di Siracusa e presenta uno sviluppo costiero di circa 10 chilometri; un tratto di costa che si presenta alta e rocciosa con fondali subito ripidi e profondi, costituendo parte delle propaggini orientali dei Monti Iblei, nei quali le manifestazioni e strutture carsiche ipogee sono frequenti.
La flora terrestre presenta oltre 1.500 taxa tra specie e sottospecie di piante vascolari, buona parte delle quali sono esclusive dell'area iblea; mentre la fauna terrestre è caratterizzata da diverse specie di invertebrati, serpenti, uccelli e mammiferi.
Il parco marino è considerato luogo di rilievo per la biodiversità marina del Mar Mediterraneo, la cui flora marina presente nello specchio acqueo circostante la Penisola Maddalena conta ben 417 taxa, tra le quali Licheni, Fenerogame marine quali Posidonia oceanica, Cymodoeca nodosa e Halophyala stipulacea, 14 varietà di alghe azzurre, 49 di alghe verdi, 81 alghe brune e 269 alghe rosse; delle specie rinvenute in quest’area 93 sono endemiche del Mediterraneo e sempre lungo questo tratto di costa sono stati studiati due interessanti popolamenti vegetali a Phyllariopsis brevipes, una Laminariales e Halophila stipulacela.
La fauna bentonica è costituita da Policheti, Molluschi, Briozoi, Echinodermi, Poriferi, Cnidari, Sipunculidi, Crostacei, Tunicati ai quali devono essere aggiunte 151 specie di Osteitti, 20 di Condroitti e 59 di Crostacei.
Anche per la fauna marina, quest’area rappresenta un luogo dove sono state censite e classificate nuove specie, descritte e studiate per la prima volta; molto frequenti anche gli avvistamenti di cetacei, odontoceti e misticeti, quali: stenella o Stenella coeruleoalba, tursiopi o Tursiops truncatus, grampi o Grampus griseus, delfini comuni o Delphinus delphis e la balenottera comune, Balenoptera physalus.
La Penisola Maddalena rappresenta un'area di notevole interesse anche per la speleologia marina, grazie alla presenza di numerose grotte sommerse fra le quali spiccano la Grotta di Capo Meli e la Grotta del Gambero.

Riserva Marina Isole Ciclopi
LArea Marina Protetta delle Isole Ciclopi è situata poche miglia a Nord del Golfo di Catania, in prossimità del paese di Acitrezza, un’area di spiccato interesse naturalistico che si estende da Punta Aguzza a Capo Molini, per una superficie totale di 623 ettari.
Il parco, molto nota grazie alle formazioni rocciose di origine vulcanica, comprende le isole di Lachea, il Faraglione Grande, il Faraglione di Mezzo, l’Isola degli Uccelli e tre scogli disposti ad arco che sembrano abbracciare il borgo di Aci Trezza, la cui origine risale a circa 500.000 anni fa.
Questa riserva marina racchiude nei suoi fondali, oltre ad una ricca natura mediterranea anche documenti archeologici e richiami mitologici.
L’isola di Lachea, in particolare, rappresenta una delle testimonianze più interessanti di antichi fenomeni subvulcanici.
Lungo le coste del parco marino si alternano spiagge sabbiose e ciottolose-ghiaiose.
Sotto la superficie del mare potrete scoprire un ambiente di grande valore naturalistico, caratterizzato da una ricca flora sommersa con pareti scoscese che raggiungono i 40 m di profondità o fondali sabbiosi e pianeggianti con profondità massime di 12 m; un susseguirsi di anfratti ricoperti dai colore dei coralli, spugne, Gorgonie, Posidonia oceanica ed alghe. Sui fondali e lungo le pareti del piccolo arcipelago si aprono sicure tane che ospitano una ricca fauna ittica con numerosi esemplari di pesce pelagico, crostacei ed altri organismi invertebrati quali Policheti e Molluschi, che costituiscono il 70% circa della biomassa degli organismi betonici.
Fondali spettacolari caratterizzati da una ricca scenografia formata da secche, guglie e pareti, che si presentano lavici fino a circa 40 m di profondità, quindi sabbiosi e, oltre i 50 m diventano argillosi; questa varietà di tipologie di fondali assicura un elevato grado di eterogeneità, permettendo l’insediamento di numerose specie di organismi vegetali ed animali.
Dai 0 a 1,5 m la zona presenta una fascia con biocenosi fotofila della roccia infralitorale con predominanza di Cystoseira amentacea var. striata, pressoché continua ad eccezione di alcuni tratti, caratterizzati dal transito di acque “sporche”. Scendendo e fino a circa 18 m di profondità, sono presenti le alghe fotofile e semifotofile come la Corallina elongata, Padina pavonica, Halopteris scoparia, Dictyota dichotoma ed in minor misura, Dictyopteris polypodioides e Codium bursa.
 
Nel tratto di mare compreso tra l’isola Lachea e la costa, a circa 20 m di profondità è presente la Posidonia oceanica, con un posidonieto che si sviluppa su un fondale roccioso-sabbioso; le praterie di questa pianta marina sono ben sviluppate anche nel tratto compreso tra il porto di Aci Castello e il confine tra Aci Castello ed Acitrezza ed all’interno del porto stesso di Acitrezza dove è mescolata alla Caulerpa prolifera, che diviene predominante nella parte più interna.
Oltre i 18 m aumenta la presenza del precoralligeno con Codium bursa o “la palla di mare”, di Flabellia petiolata o “il ventaglio di mare” e Halimeda tuna o “l’alga moneta”, tra i policheti è presente la Serpula vermicularis ed in tutta l’area è diffusa la gorgonia gialla, Eunicella cavolinii. Il paesaggio non cambia fino ai 30 m di profondità, al limite della scarpata.
In prossimità di Capo Molini, lungo il versante orientale delle isole ed a Nord Est di Punta Aguzza, dove i fondali rocciosi raggiungono profondità ancora più elevate, è presente il coralligeno con, ad esempio, vistose arborescenze di gorgonia rossa Paramuricea clavata ed aumentano i policheti serpuloidei. Il coralligeno è presente anche nella porzione più superficiale delle rocce poste a largo dell’isola Lachea dove, a circa 70 m di profondità, si sviluppano le spugne con la presenza di ricci diadema, Centrostephanus longispinus, le oloturieo Stichopus regalis ed i Policheti Sabellidi.
Tra le limpide acque del parco marino trovano dimora pesci di grande taglia, come l’orata Sparus auratus, la cernia Epinephelus marginatus, l’occhiata Oblata melanura, il sarago Diplodus sargus, la murena Muraena melena e anche il pesce pappagallo Sparisoma cretese, specie alloctona, ovvero non originaria, oramai diffusa in tutto l’areale meridionale del Mare Nostrum; mentre a profondità più elevate sono presenti crostacei come l’aragosta Palinurus elephas e l’astice Homarus gammarus.

Riserva Marina Isola di Ustica
Sede della prima Riserva Marina istituita nel lontano 1986 insieme a quella di Miramare, questa area marina rappresenta una sorta di modello per il buon equilibrio raggiunto tra esigenze di tutela ambientale e sviluppo economico.
Il parco è dotato di un laboratorio marino, un acquario scientifico-divulgativo ed offre paesaggi naturali e sottomarini privilegiati, con acque limpidissime popolate da branchi di saraghi, tanute e grandi ricciole, che volteggiano nel blu del mare, proporzionando uno spettacolo indimenticabile.
Molto interessanti dal punto di vista biologico, anche le grotte semisommerse che ospitano specie sciafile anche di profondità, costituendo un vero e proprio laboratorio “sottomarino” naturale.
I fondali della riserva marina dell’Isola di Ustica sono sostanzialmente ripidi ed accidentati e digradano rapidamente dalla costa verso il largo raggiungendo velocemente profondità superiori a 70 m; gli unici tratti dove essi si presentano meno scoscesi sono ad Ovest dell’isola, in corrispondenza della zona A, riserva integrale e nella parte settentrionale, porzione della zona B del parco.
L’ambiente sottomarino si presenta ricco di rigogliose praterie di Posidonia oceanica, che è la pianta marina che domina il paesaggio dell’infralitorale della riserva marina, una vera e propria “nursery”, dove i piccoli di moltissimi specie ittiche trovano rifugio e cibo; le sue praterie si sviluppano intorno ai 10 m di profondità e circondano l’isola, alternandosi, nelle aree di substrato roccioso, al popolamento di alghe fotofiletra, che crescono in ambienti con buone condizioni di illuminazione, tra le quali spiccano le alghe del genere Cystoseira.
Scendendo a maggiori profondità,
dai 25-30 m, si sviluppa il coralligeno, un altro ambiente mediterraneo di pregio, biocenosi dei fondi duri dominata dal popolamento animale di gorgonie come l’Eunicella cavolinii, l’Eunicella singularis, lEunicella verrucosa e la Paramuricea clavata, mentre tra i coralli spicca la presenza del prezioso Corallium rubrum e un’ampia selezione di spugne, con specie esclusive di questo ambiente tra cui la Dendroxea pseudodidiscoides, raramente rinvenuta a profondità elevate; tutti organismi animali caratterizzati da un’intensa bellezza e vivacità di colori.
Nei fondali che circondano l’isola è presente anche un incredibile numero di grotte sommerse e semisommerse, dove la scarsa luminosità e l’assenza di correnti determina un ambiente unico, dove solo alcune specie caratteristiche possono sopravvivere e svilupparsi, favorendo la presenza di organismi vegetali quali le alghe sciafile e di animali come spugne e briozoi; il loro popolamento generalmente si mostra a zonazione: all’imboccatura delle cavità sono presenti forme incrostanti a crescita laminare come la Spirastrella cunctatrix, forme endolitiche quali la Cliona vastifica, incrostanti come Dendroxea adombrata e massive come le Chondrosia reniformis, Petrosia ficiformis e Agelas oroides; nella parte centrale si sviluppano piccoli cuscinetti massivi e sottili incrostazioni con una tipica distribuzione a macchie, mentre nella zona più interna e profonda della grotta sono molto frequenti le specie "troglobie" come la Petrobiona massiliana e la Merlia normani.
Numerose anche le specie ittiche presenti tra le acque del parco marino, sopratutto grazie al divieto di pesca, con fitti banchi di  saraghi, cefali, orate, spigole, scorfani e splendidi esemplari di cernie, ricciole e specie più rare come i pesci luna e tartarughe.
Riserva Marina Isole Egadi
La Riserva Marina Isole Egadi comprende l'arcipelago omonimo, che si trova a circa 8 km dalla costa occidentale della Sicilia ed è formato da Favignana, Marettimo, Levanzo, l'isolotto di Formica, lo scoglio di Maraone e quello dei Porcelli
L’area è particolarmente ricca di vita vegetale ed animale grazie alla profondità delle acque, alle correnti ed alla natura del substrato.
Fatta eccezione per Marettimo, la più distante ed i cui fondali raggiungono la profondità di 320 m, tutte le altre isole sono prospicienti la costa siciliana e vedono fondali che non superano i 50 m.
L’isola di Favignana mostra una costa Nord occidentale particolarmente impervia, caratterizzata da rocce a picco sul mare, sui cui fianchi si aprono grotte e cale, mentre l’isola di Marettimo possiede una costa occidentale caratterizzata da rocce altissime dolomitiche, che si gettano in un mare cristallino, anche qui la costa e punteggiata da grotte e cale
I fondali costieri delle isole sono prevalentemente rocciosi, anche se non mancano zone sabbiose; nei primi metri la vegetazione è costituita da organismi fotofili quali l’alga bruna Cystoseira sp., dalla cosiddetta coda di pavone o Padina pavonica e dall’ombrellino di mare o Acetabularia acetabulum; mentre procedendo a maggiori profondità, sulle pareti delle rocce si incontrano colonie di Funicella sp. e spugne quali Petrosia ficiformis e Spirastrella cunctatrix. Progressivamente il fondale roccioso lascia spazio a quello sabbioso, dove cresce rigogliosa la Posidonia oceanica, che grazie alla straordinaria trasparenza delle acque, qui si sviluppa anche a profondità superiori ai 40 m, dove è presente, anche se in maniera interrotta ed alternata a Cystoseira sp., lungo tutte le coste delle isole.
Tra le conformazioni rocciose ed i posidoneti vivono numerosi molluschi cefalopodi come l’Octopus vulgaris e la Sepia officinalis, il Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, mentre nelle acque più profonde sono presenti le aragoste.
Oltre i 40 m di profondità si sviluppa un coralligeno liofilo sul quale trovano dimora animali quali Briozoi, Anellidi, Madreporari.

Riserva Marina Isole Pelagie
Scenario di mondi sommersi ed isole sperdute fra le acque del mare, questa riserva marina comprende le Isole Pelagie, riunite dalla geografia in una stessa area di navigazione, ma appartenenti, geologicamente parlando, a due continenti diversi, l'Africa di Lampedusa e l’Europa di Lampione e Linosa.
La natura presente in quest’area è molto ricca di specie animali, vegetali ed habitat spesso minacciati di estinzioni. I paesaggi sono caratterizzata da valloni, rigogliose aree di macchia mediterranea e splendide spiagge; mentre i fondali alternano tratti rocciosi a tratti sabbiosi, che vedono la presenza di estese praterie di Posidonia, bellissimi coralli, spugne e madrepore.
La Riserva Naturale Orientata Isola di Lampedusa, è stata istituita nel 1995, si estende per circa 320 ettari, lungo un tratto incontaminato della costa meridionale dell’isola ed è finalizzata alla conservazione di un ambiente naturale di grande valore, classificato come sito d'interesse comunitario (SIC); il paesaggio circostante è caratterizzato da profonde incisioni a “rias” che solcano il pianoro, alle cui pendici si aprono le splendide distese sabbiose dell'Isola dei Conigli, di Cala Pulcino o di Cala Galera, mentre il profilo costiero si mostra molto variegato e suggestivo.
Lampedusa possiede una costa settentrionale e buona parte di quella meridionale alte e a strapiombo sul mare, con la presenza di rari scogli appuntiti, quali lo Scoglio del Sacramento, ormai separati dalla terra ferma; testimonianza viva della forte azione erosiva del mare presente in quest’area, che determina un arretramento morfologico della linea di costa.
Una caratteristica comune di questi tratti di litorale elevato è la presenza di valli pensili, alcune delle quali raggiungono la costa meridionale con un’altezza, dal livello del mare, di qualche decina di metri.
Lungo il versante orientale e meridionale, nel tratto compreso tra Cala Galera e Punta Perrino, la costa è sostanzialmente bassa e le incisioni che raggiungono il mare le danno il caratteristico andamento a “rias”.
Originariamente nella zona si estendeva una rigogliosa macchia mediterranea, ma il sopraggiungere dei colonizzatori diede inizio ad un’intensa azione di disboscamento ed inaridimento del territorio, che privato del manto vegetale protettivo e particolarmente esposto al caldo sole, iniziò ad essiccarsi e ad essere disperso dai forti venti; l’humus scomparve lasciando affiorare la nuda roccia e nell'arco di pochi anni sull'isola si compì quel processo di desertificazione dal quale dipende l’aspetto brullo che la contraddistingue oggi.
Questa Area Marina Protetta rappresenta, data la posizione delle isole, un punto di incontro e convivenza tra la flora e fauna del bacino orientale, più caldo, e di quello occidentale, influenzato dalle correnti atlantiche più fredde.
Le acque che lambiscono le isole sono molto limpide, con un’ottima visibilità che può raggiungere anche i 30 m di profondità, motivo per il quale le Pelagie sono molto frequentate dai sub e dagli appassionati di snorkeling.
Nella zona di marea si possono osservare “trottoir” a vermeti, cinture algali di Cystoseira amentacea ed incrostazioni dell’alga calcarea Lithophyllum papillosum.
Su questi fondali la Posidonia oceanica forma praterie molto estese a partire da 3-4 m e talvolta anche a profondità minori, che offrono rifugio a banchi di salpe e castagnole; mentre sui fondali rocciosi, anche a basse profondità, è facile osservare diverse specie di labridi come donzella, donzella pavonina, tordo maculato, tordo pavone etc. e sparidi quali sarago maggiore, sarago fasciato, orata, sparaglione, occhiata etc.
Qui sono presenti anche pesci di grossa taglia come le cernie, le leccie stelle, le ricciole e pesci di tana come murene e gronghi; la temperatura del mare, particolarmente elevata, inoltre, consente la presenza di specie tropicali come i pesci pappagallo.
A maggiori profondità le pareti rocciose sono colonizzate da bellissimi spirografi, ricci diadema, falsi coralli e madrepore pagnotta, abitate da magnose, aragoste, paguri, vermocani e nudibranchi.
Molto interessanti sono le decine di grotte semisommerse dove è facile osservare facies ad Astroides calycularis a pochi centimetri di profondità, anfratti popolati da spugne e alghe calcaree come Pseudolithophyllum expansum.
La nota Spiaggia dei Conigli di Lampedusa e la Pozzolana di Ponente a Linosa sono siti di ovodeposizione della tartaruga marina Caretta caretta, specie protetta ed ad alto rischio d’estinzione; di notevole importanza anche la presenza di cetacei stanziali come il delfino costiero o Tursiops truncatus e cetacei pelagici quali il delfino comune o Delphinus delphis, presenza assai più rara in altre aree marine protette e la balenottera comune o Balaenoptera physalus; anche la foca monaca, Monachus monachus, sembra una volta facesse parte della fauna marina di Lampedusa, ma la caccia intensa ed il degrado ambientale hanno fatto scomparire questi pinnipede dai nostri mare, a parte alcuni avvistamenti sporadici ed incerti.

Campi Ormeggio Eco Compatibili Cala di Volpe e Porto Cervo
Questi due campi boe telematici, pur non essendo aree marine protette vere e proprie, prevedono una fruizione eco compatibile delle aree di Cala di Volpe e Porto Cervo, grazie ad alcune regole emanante attraverso un’ordinanza delle Capitanerie di Porto locali.
In particolare è previsto che ciascun campo boe possa accogliere diverse tipologie di scafi: imbarcazioni da diporto fino a 24 m, navi da diporto fino a 50 m, quelle dai 50 agli 80 m e quelle superiori agli 80 m.
Tra le norme presenti vi sono quelle che regolano il divieto di ancoraggio fra i gavitelli ed il limite di velocità; il servizio prevede la prenotazione telematica degli ormeggi, il taxi nautico, il prelievo rifiuti, la lavanderia, la security e l’allerta meteo.
Area Marina Protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo
LArea Marina Protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo comprende le coste Nord orientali della Sardegna, non lontano dalla famosa Costa Smeralda, dove le isole di Tavolara, Molara e Molarotto sono gli elementi di spicco di un parco marino ricco di colori mediterranei che inizia da Capo Ceraso e che, con un susseguirsi di insenature, spiagge, calette e promontori, giunge fino a Capo Coda Cavallo.
Istituita nel 1997, si estende per 15.000 ettari ed è caratterizzata da una natura incontaminata, acque limpide e smeraldine ed una varietà di specie animali e vegetali rare se non uniche.
Il parco marino comprende anche lo Stagno di San Teodoro, sito di interesse comunitario (SIC), area di sosta per i fenicotteri rosa durante i periodi migratori.
I fondali del parco marino svelano una realtà vegetale ed animale tra le più diversificate e ricche del Mediterraneo, numerose anche le secche presenti.
Le coste mostrano un'enorme varietà di forme, determinate sia da motivi litologico-strutturali che da eventi prettamente morfo-climatici che si sono succeduti nel tempo, con l’alternanza di promontori rocciosi piuttosto scoscesi ed insenature più o meno profonde, caratterizzate da coste basse e sabbiose, in cui, gli arenili principali si mostrano ad arco e spesso racchiudono “stagni costieri” o lagune di varia grandezza, come lo Stagno di Porto Taverna e la Laguna di Porto Brandinchi.
Numerosi anche i depositi alluvionali, le cosiddette “dune”, anche ben strutturate e stabilizzate dalla vegetazione presente.
In particolare la costa dell’isola di Tavolara, da Punta la Mandria a Sud Ovest a Punta Timone a Nord Est, è caratterizzata da un imponente falesia calcarea con pareti verticali alte anche oltre i 100 m.
Le rocce carbonatiche che affiorano esclusivamente sull’isola di Tavolara danno luogo a morfologie carsiche di tutto rispetto lungo il versante orientale, contrapponendosi ai calcari e alle dolomie del versante occidentale; mentre l’isola di Molara, interamente granitica, ha le coste alte e rocciose interrotte da svariate piccole baie e spiagge.
La prateria di Posidonia oceanica ricopre quasi interamente il fondale nella fascia infralitorale, ad eccezione di alcune zona dove è occupato da formazioni granitiche o calcari; mentre in prossimità delle baie e delle calette, sono presenti popolazioni di Cymodocea nodosa e Caulerpa prolifera, fatta eccezione per quei tratti colonizzati da Caulerpa taxifolia.
Le praterie più estese sono quelle situate tra Capo Ceraso, Spalmatore e Punta di Monte Pedrosu, quella che si sviluppa tra Molara e Punta Coda Cavallo, dove è presente sia su matte che su sabbia, intervallata da piccoli isolotti sommersi di granito ed il fondale compreso tra Punta Coda Cavallo e Punta l’Isuledda, mentre è completamente assente tra Tavolara e Molara a causa dell’alto fondale.
Nelle acque dell’Area Marina è possibile osservare le specie tipiche della fauna marina mediterranea come teleostei quali il Dentex dentex, Diplodus, Pagellus e Mullus; diverse specie di selaci come le torpedini e le razze, alcune specie di cefalopodi come Octopus vulgaris e Sepia officinalis e vari crostacei.
L’area un tempo era anche rinomata per gli avvistamenti di esemplari di foca monaca che oggi sono sempre più sporadici nonostante, nel tentativo di ripopolare il parco, siano stati reintrodotti nella zona alcuni esemplari.
Area Marina Protetta Penisola del Sinis - Isola Mal di Ventre
Magnifiche coste ed un’oasi marina di spettacolare bellezza, queste le caratteristiche principali del parco marino istituito nel 1997, che si estende per circa 25.000 ettari, il cui profilo è caratterizzato da paesaggi ed ambienti naturali pregevoli e, spesso, unici.
Lungo il litorale si distendono spiagge di sabbia di rara bellezza, rese lucenti da piccole porzioni di quarzo rosa, mentre nella parte più elevata si protendono imponenti falesie, dalle cui cime si apre una vista spettacolare sull’Isola di Mal di Ventre e lo scoglio del Catalano.
L'unicità di questo lembo di Sardegna è rappresentato dalla straordinaria sensazione di continuità fra terra e mare, con l’Isola di Mal di Ventre, granitica, abitata da cormorani e tortore e caratterizzata da fondali straordinari, popolati da aragoste, saraghi, cernie, murene e tartarughe e lo Scoglio del Catalano, un sito di interesse comunitario (SIC).
Rocce erose e colorate dal corallo, un territorio ricco di valori paesaggistici e naturalistici; nei cui confini è racchiuso uno dei lembo più belli della Sardegna occidentale, un vero e proprio “santuario” della natura.


L’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis, possiede un andamento costiero molto irregolare, con tratti bassi e sabbiosi, dove alle incantevoli spiagge, si alternano tratti rocciosi, con la presenza di basse scogliere o formazioni particolarmente elevate e scoscese; paesaggi altamente suggestivi ed affascinanti.
L'entroterra si presenta prevalentemente pianeggiante costituito sopratutto da sedimenti risalenti all'era cenozoica e quaternaria, mentre l’area marina si estende per oltre 300 kmq, con una fascia costiera di circa 40 chilometri.
L’Isola granitica di Mal di Ventre che affiora a 5 miglia dalla costa, fa parte di un massiccio sommerso di età antichissima, mentre più a Sud emerge lo Scoglio del Catalano, affioramento basaltico che risale ad un periodo più recente.
I fondali dell’intera area presentano una elevata varietà morfologica, dove la presenza del coralligeno, che si diffonde lungo tutta la piattaforma, spesso si mescola alla Posidonia oceanica, le cui praterie, che costituiscono un microcosmo d’eccezione dove sono presenti comunità animali composte da numerosi molluschi, crostacei e pesci, sono estremamente diffuse anche a profondità elevate, avvolgendo in particolar modo lo specchio acqueo circostante dell’Isola Mal di Ventre e del Catalano, dove il mare si presenta incredibilmente trasparente e limpido e dove a fondali sabbiosi si alternano fondali rocciosi con blocchi granitici e pareti scoscese.
Di notevole interesse, dal punto di vista scientifico, anche i fondali a Sud Ovest di Capo San Marco per la presenza di una serie di biocenosi che rappresentano i vari stadi evolutivi di plateau caratterizzati da spugne, celenterati, briozoi, molluschi e tunicati.

Parco Nazionale dell'Asinara
Il Parco Nazionale dell’Isola di Asinara è caratterizzato dalle coste molto frastagliate dell’isola, indice di una notevole varietà di habitat; la particolare situazione storico ambientale dell’isola, ha reso noto questo lembo di terra come l’Isola del Diavolo, che è stata sede di una Stazione Sanitaria di quarantena, un campo di prigionia durante la Prima Guerra Mondiale ed un supercarcere sino all'istituzione del parco. Questo isolamento, durato oltre un secolo, che in parte ha determinato il fascino ed il mistero di questo magnifico territorio, ha permesso la conservazione di alcune aree integre e ricche dal punto di vista biologico, rendendolo un patrimonio unico e di inestimabile valore.
Dal 1997 è meta ambita per tutti gli amanti del mare e della natura, ha un’estensione di circa 11.000 ettari che abbracciano l’sola e lo specchio acqueo circostante.
Il parco presenta un paesaggio estremamente diversificato, con alte falesie scistose, ampie insenature e piccole spiagge, tipiche della morfologia granitica a “rais”.
L’area protetta è stata istituita al fine di raggiungere una serie di obiettivi tra i quali la conservazione delle specie, di peculiarità geomorfologiche e di comunità biologiche.
L'isola dell'Asinara, granitica, vicino alla quale emerge la piccola Isola Piana, possiede la forma di un arco diretto da Sud Ovest a Nord Est e coste molto frastagliate.
I paesaggi presenti in quest’area, sia sopra che sotto la superficie marina, sono particolarmente suggestivi e carichi di colori brillanti.
Le comunità più superficiali sono costituite da praterie a Cymodocea nodosa, che si sviluppa solo su bassi fondali sabbiosi, mostrando comunque una copertura abbastanza modesta e Caulerpa prolifera; la prateria si presenta densamente popolata da Policheti come la Sabella spallanzani,dal Foraminifero Miniacina miniacea, dal bivalve Pinna nobilis,specie che all'Asinara presenta una popolazione in buono stato, dagli Echinoidi Paracentrotus lividus, Arbacia lixula, Psammechinus microtuberculatus e Sphaerechinus granularis,dalle Oloturie Holothuria tubulosa e H. forskali, dalle stelle marine Marthasterias glacialis ed Echinaster sepositus.
I fondali dello specchio acqueo del parco sono popolati da specie importanti per rarità o per fragilità, che formano densi popolamenti di Cystoseire come la Cystoseira amentacea var. stricta, C. brachycarpa var. balearica e C. compressa, la Patella ferruginea, Lithophyllum lichenoides, Phyllariopsis purpurascens e Laminaria rodriguezi.
A maggiori profondità sono presenti le praterie di Posidonia oceanica che colonizzano gran parte della piattaforma continentale del Golfo dell’Asinara, dove il posidonieto è l’ecosistema maggiormente presente, che si estende da Punta Trabuccato a Cala dei Ponzesi, mostrando la sua massima ampiezza a Cala d'Oliva; mentre lungo il versante occidentale le dimensioni della prateria di Posidonia oceanica risultano molto più limitate.
In prossimità del limite inferiore della prateria sono presenti comunità precoralligene con Mesophyllum lichenoides, Flabellia petiolata, Halimeda tuna, Sphaerococcus coronipijolius, Osmundaria volubilis, Phyllophora crispa e diverse Peyssonnelie.
Le conformazioni rocciose che si elevano dalla prateria costituiscono substrati duri popolati da specie sciafile con numerosi tipi di Poriferi o spugne quali Agelas oroides, Spirastrella cunctatrix, Crambe crambe, Oscarella lobularis, Anchine tenacior, Petrosia ficifomis, Cacospongia scalaris, Ircinia variabilis, Aplysina aerophoba, Tunicati come Halocynthia papillosa, Microcosmus sabbatieri, Aplidium conicum e il Gorgonaceo Eunicella cavolinii, presente con formazioni “nane”.
L'Area Marina Protetta è compresa in una porzione del Mediterraneo Nord occidentale, notoriamente caratterizzata per la sua ricca vita pelagica, qui infatti si concentrano la maggior quantità, per numero e frequenza, di avvistamenti relativi ad 8 specie di cetacei delle 19 segnalate nel bacino del Mediterraneo, compreso il Mar Nero, tra le quali le balenottere comuni, globicefali, stenelle, grampi, capodoglio, delfini comuni, tursiopi ed esemplari di zifi.
Tra la fauna notevole è la presenza di crostacei, in particolare Misidiacei, Decapodi e Anfipodi.

Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena
Le bellezze naturali dell’arcipelago si sono mantenute inalterate grazie al parco marino che sorge tra queste acque, un luogo dove il cielo ed il mare si fondono.
Costituito dalle isole di La Maddalena, Caprera, Spargi, Santo Stefano, l’isolotto di Spargilotto e le magnifiche Budelli, Santa Maria e Razzoli, l’area è un parco geomarino che si estende su una superficie superiore ai 12.000 ettari; comprendendo tutte le isole e gli isolotti appartenenti al territorio del Comune di La Maddalena.
Esso ingloba anche una parte significativa del territorio italiano nell'istituendo Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio, denominato il “Santuario dei Cetacei”.
L’intera area è caratterizzata da fattori comuni come acque limpidissime e conformazioni di granito rosa, con coste pressoché incontaminate ed intercalate da rocce pittoresche, ricche di spiagge di sabbia finissima ed un mare color smeraldo, che offrono al visitatore scenari naturali indimenticabili.
Grazie alla silenziosa vigilanza operata delle autorità del Parco Naturale istituito dal 1996 - il primo parco geomarino della Sardegna - che prevede interventi significativi di tutela e valorizzazione che coinvolgono attivamente anche la popolazione locale, ha conservato un ecosistema abbastanza integro e le coste delle sue numerose isole sono state preservate dallo sviluppo edilizio di tipo turistico, molto diffuso nell’area.
Tra i vari obiettivi da perseguire vi è quello di creare delle “zone di ripopolamento per le aragoste” coinvolgendo nel progetto le marinerie locali, rilasciando, all’interno di alcune aree protette, giovani esemplari di aragosta mediterranea; ciò permetterà di studiarne da vicino il comportamento e Spargiotto è stata una delle zone prescelte come “nursery” di questi crostacei.
Lo specchio acqueo che abbraccia le isole di Budelli, Razzoli e Santa Maria, che durante i mesi estivi si trasformano in una delle aree più frequentate dal turismo nautico, in inverno diviene in un laboratorio a cielo aperto, dove numerosi ricercatori si recano per studiare i Cetacei ed in particolare gli esemplari di Squali Elefante, specie molto rara, i cui avvistamenti, negli ultimi due anni, sono divenuti sempre più frequenti lungo tutte le coste della Sardegna e non solo; dal 2006 uno studio si occupa di raccogliere tutti i dati relativi alla “pacifica invasione” da parte di questi spettacolari animali, pressoché sconosciuti, che si nutrono esclusivamente di plancton e possono raggiungere anche i 10 m di lunghezza.
Il loro avvicinamento alle coste, con le conseguenti catture accidentali e gli spiaggiamenti, purtroppo, ha determinato uno stato di pericolo, che del resto oramai interessa tutti gli squali presenti nel Mediterraneo, il Mare Nostrum, come l’intero bacino mediterraneo, infatti, rappresenta una delle zone più compromesse al mondo per quel che riguarda queste specie, le cui popolazioni appaiono in costante diminuzione numerica, tanto da farli inserire tra quelle a rischio di estinzione.

Riserva Marina Isola di Budelli
La Riserva Marina Isola di Budelli sorge a tutela della celeberrima “spiaggia rosa”, il cui colore è dovuto alla frammentazione dei gusci di varie specie marine, tra le quali gli scheletri di briozoi e foraminiferi di colore rosa.
Lembo di terra di spettacolare bellezza caratterizzato dalla particolare limpidezza delle acque circostanti.
Area Marina Protetta Capo Caccia - Isola Piana

Il parco è dominato dal selvaggio promontorio di Capo Caccia, la punta più occidentale della Sardegna, che si trova al centro della Riviera del Corallo, sormontato da un faro e caratterizzato da rocce calcaree scure e scoscese, puntellate di grotte ed anfratti che nascondono un mondo misterioso svettando su un mare color turchese; esso comprende anche le due isole che emergono lungo il versante occidentale, separate da un braccio di mare di 400 m, l’Isola di Foradada e l’Isola Piana, limite settentrionale della riserva marina.
La fascia costiera circostante è un’enorme scultura rocciosa formata da promontori modellati dalla forza del vento e delle acque.
L’area è il “paradiso” delle grotte sottomarine, tra le quali si distinguono per fascino e bellezza la Grotta di Nettuno, che si apre proprio sotto lo sperone di Capo Caccia ed ospita ambienti resi suggestivi dalla presenza di stalattiti e stalagmiti o la grotta sottomarina di Nereo, una delle più famose della Sardegna con un’articolata struttura e la presenza di gallerie e cunicoli.
L’Area Marina Protetta vi proporrà paesaggi dalla bellezza selvaggia ed intensa e acque popolate da una fauna molto variegata, dove i fondali sono particolarmente caratterizzati dalla presenza del corallo che cresce in tutti gli anfratti, ramificandosi in rosse colonie osservabili già a 5-6 metri di profondità.
Il promontorio è uno sperone di calcari giuresi e cretacei che ad occidente si inabissa con una vertiginosa falesia che sfiora i 270 m, mentre ad oriente degrada dolcemente verso il Golfo di Porto Conte.
Lungo il versante orientale la costa inizialmente mostra insenature basse come quelle di Tramariglio, Calcina e Dragunara e successivamente si alza progressivamente in una ripida falesia, raggiungendo l'altezza di 168 m nell'estremo sperone che appare quasi “separato” dal resto del promontorio; ad Ovest, invece, la costa è caratterizzata da una falesia scoscesa che si sviluppa per chilometri, toccando la massima altitudine con i 203 m di Punta del Semaforo.
LArea Marina Protetta Capo Caccia - Isola Piana rappresenta una straordinaria riserva di fauna e flora ed il paesaggio circostante proporziona al visitatore profonde emozioni con le alte e scoscese conformazioni rocciose che si tuffano nel mare blu cobalto, la presenza di numerose grotte emerse e sommerse, note fin dall’antichità e ricche di testimonianze e reperti.
Capo Caccia deve il suo nome alla ricchezza della fauna presenta sul suo territorio, specie spesso assai rare, che rivestono un’importanza rilevante dal punto di vista naturalistico e biologico; l’area si presenta anche ricca in termini botanici, con la presenza di piante e fiori unici al mondo, tali da indurre la Società Botanica Italiana, sin dal 1970, a proporre l'istituzione di una riserva naturale integrale di circa 3.000 ettari.
La morfologia a “falesia” che domina il paesaggio, nella parte sommersa degrada molto rapidamente verso l’abisso marino e la roccia calcarea che la costituisce è continuamente rimodellata sia dall’azione erosiva degli elementi meteorici che dall'azione perforante dei Poriferi Clionidi e dei Molluschi del genere Lithophaga.
Nell'infralitorale superiore è possibile osservare importanti insediamenti del Crostaceo Balanus perforatus, mentre il mediolitorale superiore è popolato da Chtamalus stellatus e nel sopralitorale da Euraphia depressa. I fondali presentano anche porzioni pianeggiante atte ad ospitare piccole oasi ricoperte dalla Posidonia oceanica, che talvolta è possibile osservare anche sulla roccia.
La presenza di cavità e grotte sottomarine è il motivo più caratterizzante il questo tratto costiero e la biocenosi di questi ambienti si presenta molto varia e complessa.
I fondali sono spesso caratterizzati anche dalla presenza di cospicui complessi rocciosi costituiti da massi di notevoli dimensioni con cavità divenute rifugio ideale per la fauna ittica bentonica; le grotta sono spesso habitat prescelto da popolazioni di aragoste o Palinurus elephas, dove è possibile trovare ancora notevoli ramificazioni di Corallo rosso o Corallium rubrum.

Riserva Marina Capo Carbonara
Questa parco marino rappresenta un viaggio alla scoperta del litorale meridionale della Sardegna, molto suggestivo ed affascinante, ricco di attrattive, tra siti archeologici e piccoli approdi, con una costa che alterna bianchi arenili a ripide e frastagliate scogliere.
L'Area Marina Protetta di Capo Carbonara, istituita nel 1998, si estende lungo le coste cagliaritane nell’area delimitata ad Ovest da Capo Boi e ad Est dall'area antistante l'Isola di Serpentara; nella riserva sono incluse anche l'Isola dei Cavoli e la Secca di Berni ed ha come scenario il perimetro mosso ed articolato del promontorio di Capo Carbonara, che si estende nella parte più meridionale della Sardegna orientale con un paesaggio caratterizzato da falesie granitiche, spiagge abbaglianti, isole, scogli ed un mare cristallino.
Qui pareti granitiche si alternano a verdi pinete ed una fitta vegetazione; scoscesi dirupi che affondano tra le acque offrendo una visuale privilegiata su fondali sottomarini che rappresentano un vero e proprio microcosmo incontaminato, popolate da numerose forme di vita e dove l'incontro più emozionante potrebbe essere quello con i delfini.
I fondali rocciosi propongono pinnacoli e bastioni, avvallamenti e spaccature arricchite dal giallo delle margherite di mare o dal rosso dei ventagli delle gorgonie.
Nello specchio acqueo circostante i Variglioni dell'Isola dei Cavoli è facile avvistare branchi di barracuda mediterranei, mentre la Secca di Cala Caterina presenta uno scenario sottomarino dove spiccano estese frane granitiche abitate da grandi cernie e orate che veleggiano tranquillamente nel blu delle acque.

Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini

Con una superficie di circa 87.500 kmq, che corrisponde al 4% circa di tutto il Mediterraneo, questo parco marino si colloca nel bacino ligure-corso-provenzale comprendendo acque internazionali; istituito da un accordo tra Francia, Italia ed il Principato di Monaco sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, è stato ratificato dall'Italia con la legge dell’11 ottobre 2001, n. 391, il cui art. 3 specifica l’estensione dell’area, che è costituita dalle fasce marittime situate nelle acque interne e dai mari territoriali della Repubblica Francese, Italiana e del Principato di Monaco, estendendosi alle zone di alto mare adiacenti, rendendolo l’Area Marina Protetta più ampia del Mediterraneo.
Il parco disegna una sorta di “triangolo” che si propone importanti obiettivi quali il primario scopo di proteggere i Cetacei, che soprattutto durante i mesi estivi, popolano questo ampio braccio di mare e la tutela del loro ambiente naturale.
L‘estensione molto vasta rende il santuario un’area atipica rispetto agli altri parchi marini e l’Italia non ha ancora determinato specifiche norme di salvaguardia, fatta eccezione per il divieto di competizioni motonautiche al suo interno.
L’accordo sottoscritto vincola le tre nazioni a valutare periodicamente lo stato della fauna marina presente, le cause di mortalità e le eventuali minacce che gravano sul loro habitat, i paesi, inoltre, sono responsabili per la sorveglianza relativa ad ogni forma di inquinamento; i contraenti si sono anche impegnati all’adozione di regole comuni riguardanti l’uso delle reti derivanti pelagiche che possono causare la cattura, anche accidentale, dei numerosi cetacei presenti.
Il parco ospita diverse specie tra le quali è possibile avvistare: la Balenottera comune, Balaenoptera physalus, Globicefali, Globicephala melaena, branchi di Tursiopi, Tursiops truncatus, Grampi, Grampus griseus, esemplari di Zifio, Ziphius cavirostris e Capodogli, Physeter macrocephalus o il Delfino comune, Delphinus delphis, oramai sempre più raro e branchi di Stenelle, Stenella coeruleoalba, che spesso amano avvicinarsi alle imbarcazioni, nuotando nell’onda di prua; tutti abitanti stanziali del Mar Ligure, dove queste specie vivono e si riproducono ed almeno cinque sono presenti con una frequenza superiore a quella accertata in altre zone del Mar Mediterraneo.
All’interno dell’area protetta sono state avvistate, con una frequenza assai minore, che a volte si riduce ad un unico evento, per cui si parla di “visitatori occasionali”, altre 8 specie “rare” quali: la balenottera minore o Balaenoptera acutorostrata, la balenottera boreale, Balaenoptera borealis, la megattera, Megaptera novaeangliae, l'orca, Orcinus orca, la pseudorca, Pseudorca crassidens, il mesoplodonte di Blainville, Mesoplodon densirostris, lo steno, Steno bredanensis ed il capodoglio nano, Kogia simus.